Doppio zero

Il nuovo millennio può vantare una serie di etichette, tra le quali adesso mi serve “era delle intolleranze al glutine”. Ma solo di passaggio. La farina (troppo) raffinata è da molti stigmatizzata come il veleno del secolo, impiegato in qualsiasi preparazione somministrata dalle multinazionali della tavola. Sarà un caso che una cosa tanto nociva abbia un doppio dentro di sé? E giriamo il timone.

Il tema del doppio è un vero e proprio topos letterario e da Dostoevsky a Maupassant, Poe e Stevenson, il panorama è ricco di personaggi ossessionati da un altro sé. Ombra, figura riflessa o voce interiore, il doppio è il prototipo dell’avversario. Secondo la ricostruzione dello psicologo tedesco Otto Rank (Otto Rank, Il doppio, Milano, 2001, SE), non saremmo di fronte a ispirazione artistica, ma a malattia mentale: Balza agli occhi innanzitutto che questi autori … avevano personalità decisamente patologiche, che superavamo sotto molteplici aspetti il grado di nevrosi generalmente riscontrabile negli artisti

Se non fosse chiaro, più avanti precisa:

La predisposizione patologica a disturbi mentali e psichici favorisce la scissione della personalità, con una particolare accentuazione del complesso dell’io. Ne consegue un interesse abnorme per la propria persona, il proprio stato psichico e il proprio destino

Bontà sua, il medico riconosce al paziente un’attenuante:

la raffigurazione superstiziosa e artistica di tali sentimenti poggia su una base psicologica comune

e affronta il tema dal punto di vista etnografico, delle credenze popolari.

Doppio è male, parlarne è da pazzi, e la cultura popolare ci aizza.

Bene… diciamo che non è la presentazione migliore per un alter-ego emancipato che scrive un proprio blog. E che per cognome si è scelto quello di un famoso etnografo (rectius demopsicologo).

Che mi convenga cominciare a mangiare pane integrale?

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2 Commenti on "Doppio zero"

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Mike
Ospite

E come la mettiamo allora con i gemelli? mono o eterozigoti che siano. Non sono forse dei doppi?