Lume

Un gesuita palermitano a una veggente locale: “Glielo chiedi alla Madonna, come vuole essere dipinta?”. La veggente risponde “Ncacerto”. Ma la prima versione non riceve la benedizione di Maria, che ordina di ricominciare daccapo, stavolta con la supervisione passo passo. La seconda è quella buona: “Benedico questo quadro, mi invocherete come Madre del Lume”.

Chi era la veggente? Perché proprio questa rappresentazione? Chi  l’ha dipinto? Qual era il senso dell’invocazione? Com’era la prima versione del quadro? Ovviamente in Bab al Sifà non ho dato risposta a nessuna di queste domande.

“La Madre del Lume” è uno dei tre quadri che Carmelo deve recuperare per salvare Palermo e suo nipote (o al contrario). Ma ne parliamo un’altra volta.

Perché questo dipinto sia a Melara (RO) dalla fine 1700 lo scoprirete su Google.

E nel frattempo guardatelo: forse è uno dei pochi quadri in cui la Madonna è rappresentata in azione. Una che non sia l’allattamento, intendo. Dal vivo, resti a guardarlo a lungo, perché ti pare ci sia qualcosa di importante che non cogli. Tornerà anche in “La Casa delle Cicale” e vorrei fosse più centrale, ma non per parlargli intorno (le domande di cui sopra resteranno senza risposta): piuttosto, che senso ha per la famiglia di Carmelo, quale messaggio nasconde? Cosa vorrà vederci dentro il protagonista?

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