Libro dispettoso

Stavo leggendo un libro che non era lui; forse per questo quell’altro si è affacciato a farmi un dispetto.

Mi ero alzato per bere, l’avevo fatto e me ne stavo tornando al divano per continuare la mia beata lettura, quando quello lì mi ha distratto. Era più in fuori degli altri suoi fratelli sullo scaffale, con la parte alta del dorsetto protesa in avanti, come uno spettatore di Sanremo che dal loggione deve attirare l’attenzione di Baudo. Insomma, mi chiedo e mi domando come fosse finito fuori posto e mentre lo guardo, mi lascio cogliere da un pensiero ingenuo: forse vuole dirmi qualcosa. Mi arrendo a questo pensiero naif – e poi hai visto mai che ci scappi l’ispirazione per un romanzo – e mi siedo accanto allo scaffale, abbracciando il libro come Baudo salvò l’aspirante suicida. In genere annoto numero di pagina e breve descrizione delle frasi che mi hanno colpito, e creo così un indice di quello che ho sottolineato. Comincio a scorrerlo, dal fondo, e noto “509 !”: il commento associato a quella citazione era un’esclamazione. Scorro le pagine e becco la sottolineatura.

L’autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo

Mavafanculo! Librodispettosodimerda!

Il simpatico auspicio era contenuto nel saggio “Postille a Il Nome della Rosa – 1983”: immagino non serva che ti dica in calce a quale libro era collocato. Il saggio è molto interessante, minacce di morte a parte: lo rileggerò con calma e serenità. C’erano altre citazioni, dal testo del romanzo, chiudo con questa:

Più divento vecchio e più mi abbandono alla volontà di Dio, e sempre meno apprezzo l’intelligenza che vuole sapere e la volontà che vuole fare: e riconosco come unico elemento di salvezza la fede, che sa attendere paziente senza troppo interrogare.

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In primis noto un pasticcio nei tempi verbali, parti con l’imperfetto e poi passi al presente… E un “me” assente ingiustificato in prima frase.
Riguardo alla citazione causa di scongiuri vari, personalmente ritengo che l’autore dovrebbe “scomparire” dai radar dopo la pubblicazione di ogni sua opera, evitando di raccontrla, leggerla, difenderla, giustificarla. Lasciamo che il figliolo si faccia la sua vita/strada da sè! Tanto ci saranno sempre coloro che non saranno d’accordo con l’idea originaria dell’autore, o con la sua interpretazione, o col finale, o col nome del Daniele/Leonardo/Pancrazio/jennifer (ebben sì, un transgender! e allora?) del caso.