Borgate

Di sete, di freddo, di caldo, di fango, d’assedio – accerchiate dai quasi-grattacieli , soffocate dairifiuti residenziali – così stanno morendo le borgate palermitane, maledette, servili, usuraie, omertose borgate, votate all’adorazione di avvocati e assessori comunali, rimbambite da ininterrotte trasmissioni televisive, incanaglite nella guardia della nuova Fiat appiccicata alla persiana, senza più marciapiedi né fontane, tutte farfuglianti una parlata scimmiesca, da landobuzzanca, che non è né pesce né carne, né gergo né lingua. Smemorate ruffiane, stanno morendo senza stile, sbracano senza ritegno, non esprimono altro sussulto che non sia quello derivato dalla spartizione della proprietà

 

Salvo Licata, su L’Ora del 1 marzo 1973 – in Storie e cronache della città sotterranea

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