Il viaggiatore del giorno dei morti

Non è questa la copertina del libro che ho appena finito di leggere. Ma è lei che mi ha portato a questa storia. Era coricata su una bancarella che ho spiato di fretta. Il risvolto di copertina mi ha suggerito che dovevo leggerlo: questao romanzo inizia nello stesso giorno in cui finisce quello che sto scrivendo. Sincronicità. Ma abbiamo tutti un demone dentro, come il Leonardo de “La casa delle cicale”, così ho posato quella bella copertina, “dopo ripasso e lo compro, tanto non è famoso – il titolo intendo – non lo prenderà nessuno”. Infatti al mio ritorno non c’era più. Dopo essermi maledetto in diverse lingue – anche morte – ho ripreso il controllo e mi sono rivolto a ebay. La sfida non era ritrovare il libro – troppo facile – ma ritrovarlo a quel prezzo da mercatino. E pazienza se, spese incluse, per quella cifra ho trovato solo una edizione Mondolibri, il club del libro di Mondadori, a cui ero iscritto anni fa e che avevo abbandonato per i vari vincoli e per quelle edizioni senz’anima. Pena del contrappasso. E non finisce qui: la spedizione piegolibri non è tracciabile e il pacchetto non arrivava più. Poi la telefonata di un parente: gli era arrivato un libro che non aveva ordinato, mi chiese se ne sapessi qualcosa. In effetti, su ebay era rimasto impostato quell’indirizzo dall’ultimo acquisto. Fatalità, quel parente doveva venirmi a trovare, così finalmente il libro arrivò. Nelle prime pagine lessi che era pubblicato su licenza di Adelphi e così mi tolsi l’ultimo dubbio: la traduzione era la stesa. E poi in questa edizione c’è anche un altro romanzo incluso, “L’uomo di Londra”. Non è andato tutto a meraviglia?… No, accidenti. A me piaceva quella copertina.

Tutto passa in secondo piano, quando leggo il romanzo – non L’uomo di Londra, l’altro. Da tempo non vedevo l’ora di tornare a casa per riprendere la lettura di un libro. E adesso che è finito, mi sa che tornerò a cercare quell’edizione sulle bancarelle. Di comprarlo nuovo non se ne parla.

Adesso tutta la città, che si era alleata contro di lui quando era arrivato da tanto lontano per ereditare l’intero patrimonio Mauvoisin, era disposta ad accettarlo. Forse pensavano che fosse diventato come loro, e magari dicevano: “il giovane Mauvoisin ha capito…”. Perché si sedeva, sempre alla stessa ora, davanti a una scrivania, perché faceva telefonate, maneggiava capitali, si occupava di corriere, di camion, di metri cubi di materiali e di consumi di benzina, perché liquidava fatture, firmava assegni o cambiali e salutava distrattamente coloro che incontrava per strada.

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