Socializzati alla meritocrazia

Ci lamentiamo che in Italia chi merita non va al potere, che a governarci abbiamo gente incapace che attira solo discredito sul nostro paese. E tante altre lamentele, ma sarò breve: la colpa non è nostra. È che ci socializzano così.

Nell’Occidente cattolico viene narrata alle masse la storia di un bambino che a soli tredici anni già discuteva alla pari con i massimi dottori del suo paese. Poi ha passato i successivi diciassette anni a perfezionarsi all’estero e successivamente – forse per colpa di qualche legge “anti-fuga dei cervelli” – ha fatto ritorno nel proprio paese per guidare le masse verso un futuro migliore. Ha reclutato un team di gregari capaci, che lo hanno seguito in una lunga campagna di sensibilizzazione delle folle. Finché, arrivato alle elezioni, si è scoperto che era niente poco di meno che il figlio di (un) Dio: a quel punto, il popolo ha avuto il potere di scegliere se eleggere un onnipotente e onnisciente; oppure l’altro candidato, un noto criminale residente in carcere. Ci raccontano che il popolo ha scelto quest’ultimo. E che chi aveva la possibilità di ribaltare quella scelta (o quanto meno di metterci una pezza, dare un posto da ministro, da sottosegretario, la presidenza di qualche ente assistenziale) se ne è lavato le mani. Che il plurilaureato, dottorato e masterizzato non ha nemmeno avuto la possibilità di ricandidarsi alle elezioni successive, perché è stato fatto fuori, nel vero senso della parola. Certo, ci raccontano che è risorto, ma come finisce la storia? Che appena ha messo il naso fuori dal sepolcro, se n’è andato in un paradiso all’estero: dicono che un giorno tornerà. Nell’attesa, abbiamo votato un sacco di volte.

La prossima volta che vedremo in televisione uno che sa di cosa parla contro uno che parla e basta, ripeteremo di nuovo il copione che ci hanno insegnato?

Magari possiamo smettere di accusare chi ci ha raccontato una storia e fare qualcosa per scrivere un altro finale. Non è che l’alternativa a un criminale deve per forza essere un dio: basta qualcuno capace di parlare in italiano e con qualche nozione di base. Certo, per quello dovremmo avere un’istruzione efficiente… ma quella è un’altra storia e riguarda un burattino, il cui naso non entrerebbe in questo articolo, pertanto ci metto un .

Lascia una recensione

avatar

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami