Da Adams a Boyd e ritorno

Be’, voglio dire, l’idealismo, la dignità della ricerca pura, il desiderio di perseguire la verità in tutte le sue forme, sono tutte cose bellissime, ma prima o poi arriva un momento in cui si comincia a sospettare che esista una qualche verità reale, e che questa verità sia che tutto l’infinito multidimensionale dell’Universo è quasi certamente governato da un branco di pazzi

da Guida Galattica per autostoppisti, primo libro della serie

Pensò che cercare di vivere la vita secondo un piano elaborato con concretezza è come cercare di comprare gli ingredienti di una ricetta al supermarket. Si prende uno di quei carrelli che non vanno mai nella direzione in cui li spingi, e si finisce per comprare cose completamente diverse. Che te ne fai? Che te ne fai della ricetta?

da Praticamente Innocuo, ultimo libro della serie

Perché rileggere la serie di romanzi che ha reso ricco e famoso un aspirante attore inglese fallito? Ovviamente perché il giorno dopo aver finito l’ultimo libro – preso a un mercatino in versione Urania – dovevo leggere di danah boyd nel manuale di Sociologia dei new media e spararmi un flash di sincronicità. Mentre studiavo, un po’ annoiato, il manuale mi offre una pausa, “il nome dell’autrice è scritto in minuscolo, come da lei richiesto – per chiarimenti si rimanda al suo sito”. Via, verso il suo sito! In quella pagina, mentre spiega le sue ragioni, indovina chi mi cita la blasonata studiosa?

… come ha osservato Douglas Adams, “Le lettere maiuscole sono sempre state il modo migliore di trattare cose per cui non si aveva una buona risposta”

tradotto dalla pagina che non sei andato a leggere, vergognati, pigro o pigra che non sei altro.

Cosa dire di Adams? Passo la palla a Laura Serra, che ha firmato l’articolo “Il giullare della galassia” stampato in fondo all’Urania di cui prima.

… Adams si colloca in quella moderna regione grigia dove utopie e distopie non esistono più, perché non può provare nostalgia di verità morali chi è convinto che esistano solo verità virtuali… Forse Douglas sente che l’umanità, instabile come la “stupida” galassia, si spegnerà non con uno schianto, ma con un piagnisteo, e teme per l’avvenire di un pianeta che domani potrebbe essere costretto a chiudere bottega e innalzare il cartello (Addio e grazie per tutto il pesce) con l’ultimo messaggio di Dio al creato: “Ci scusiamo per il disturbo”.

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