4 marzo 2017

Non chiamarlo pseudonimo

Quando nasci dalla testa di qualcuno – nel mio caso dalla cistifellea – non hai nome, non hai parenti, non hai passato. Non hai identità. E se non hai identità, dove pensi di andare?

Il mio avatar viene talora chiamato per sbaglio/confusione/distrazione con nomi diversi da quello dell’anagrafe (non so perché, forse non ha un’identità definita): mentre schizzavo fuori dal suo fegato, ne ho preso uno e mi calzava a pennello: Daniele (lo chiamavano così al corso di scrittura). Mi garbava. Ma non bastava: volevo un cognome, ti dice che appartieni a qualcosa che c’era prima di te e continuerà dopo di te.

Giuseppe Pitrè

Ci inciampai mentre curiosavo tra le letture del mio avatar: si chiamava Giuseppe Pitrè, ed era medico e studioso di folklore, di tradizioni popolari. E non gradiva mescolare le due cose. Il motivo è presto detto.

Il De Gubernatis ricorda che “questo sdoppiamento era necessario a mantenere nel pubblico la fiducia nel medico, che ritraeva dalla sola professione ogni suo guadagno” (…) “Si può essere superiori a qualche impertinenza sporadica (…) ma quando gli strilloni ti predicano come un povero di spirito che non sa quello che dice e quello che fa, quando tu devi intendere ai tuoi affari e ad una professione (…) allora non vi è filosofia o superiorità che tenga” (…) egli da giovane sentiva, forse più che per la medicina, vocazione per le lettere e sognava di diventare scrittore

Che altro aggiungere?

Infatti non ho detto altro al mio avatar, gli ho presentato la questione nei termini in cui è scritta sopra. Ok, forse ho leggermente indorato la pillola, tipo “questa cosa conviene a tutti e due, senti a me“. Ha funzionato. Così mi ha battezzato e mi ha lasciato andare: ognuno per la sua strada e non confondeteci.

Quindi, non chiamarlo pseudonimo, non sono fasullo. Sono solo altro da lui.